Siamo davvero tutti sulla stessa barca?

Mentre ci chiediamo quando rientrerà definitivamente l’emergenza sanitaria e in che modo nei prossimi mesi verranno allentate le restrizioni, è difficile illudersi la vita quotidiana torni com’era prima di febbraio.

Una conseguenza del covid19 con cui bisognerà fare i conti sarà la crisi economica che si intravede a livello globale.
Se è difficile per noi tutti “non-addetti ai lavori” ipotizzare adesso quali saranno i comportamenti futuri dei mercati finanziari, è più molto più intuitivo intravedere le ricadute nel breve e medio termine di un mese abbondante di quarantena e della difficile ripresa di settori come il turismo, la ristorazione e lo spettacolo.
A Verona, dove una parte significativa dell’economia è legata all’indotto del turismo e dei grandi eventi (stagione lirica, concerti in Arena e Teatro Romano, esposizioni a Veronafiere, mercatini di Natale) si capisce già che tante persone hanno perso o perderanno il lavoro.\
E poi, quale saranno le condizioni di lavoro in quei settori in cui verranno fatte nuove assunzioni, come le raccolte agricole stagionali e le consegne a domicilio?
Quella che incombe è una crisi sociale perché in una società diseguale come la nostra saranno distribuiti in maniera diseguale anche gli effetti della crisi economica. Già la quarantena stessa è stata diseguale. A meno di non voler considerare la stessa cosa passare i giorni confinato in una villa, in una casa a schiera con giardino oppure nell’appartamento all’ultimo piano di un condominio, col giardino pubblico più vicino chiuso per decreto dal Comune. Oppure che sia la stessa cosa essere messi in cassa integrazione o essere messi in ferie.

Chi abita in affitto e vede a rischio il suo lavoro comincia già a porsi il problema di come pagare i prossimi affitti.
Il rinvio degli affitti (per chi è riuscito a ottenerlo dal proprietario), la sospensione di sfratti e distacchi delle utenze per morosità è il minimo che si potesse fare ma non risolve il problema, semplicemente lo posticipa: non ti vengo a chiedere i soldi adesso, ma te li chiedo tra un paio di mesi.
Se lo Stato è sempre stato ben disposto a salvare le banche, a dare finanziamenti alle imprese in difficoltà, lo stesso non si può dire nei confronti dei “comuni cittadini”.
I giornali parlando del piano di salvataggio dell’Unione Europea citano la crisi del 2008 e gli aiuti alla Grecia, ma non menzionano qual’è stato il prezzo di quegli aiuti nei termini di privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica.
Se la distanza fisica può servire a fermare un epidemia, il distanziamento sociale imposto militarmente non aiuta a contrastare gli effetti sociali dell’epidemia, anzi è un buon modo per scoraggiare scioperi e manifestazioni, per evitare che i vicini di casa si aiutino in caso di sfratto di uno di loro…
Alla faccia della retorica governativa che ci vuole tutti sulla stessa barca e che ci dice che andrà tutto bene.